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VITA DA ANIMATORE

MY TRAVEL BOOK
Pubblicato da in CURIOSITA' · 17 Luglio 2020

Cosa vuol dire fare l’animatore nei villaggi turistici?                            
Beh, i pensieri dall’esterno si dividono tra coloro che la vedono come una bellissima esperienza e altri che invece ti vedono come un vagabondo, uno schiavo, un fancazzista, una persona che è sempre in vacanza.Per me questa è la possibilità di poter fare ciò che mi piace, che mi stimola,che “mi fa sentire vivo” e che mi fa anche abbronzare (sempre mettendomi la protezione solare).

Voglia di cambiare                                                                        
L’idea l’ho avuta 11 anni fa, grazie a un suggerimento di un mio grande amico (Domenico, detto “Dome”).
Avevo 25 anni, ero diplomato in Ragioneria e reduce da varie esperienze lavorative come operaio (imballavo i cessi come Montesano in “Grandi Magazzini”), impiegato, autista, magazziniere e venditore di prodotti edili. Durante quest’ultima professione, in 2 occasioni, ho capito che dovevo cambiare qualcosa nella mia vita.
La prima fu ad un appuntamento con un ingegnere, quando durante l’attesa decisi di leggermi una rivista (speranzoso di una “Casa Idea” o una “Donna Moderna”) e mi dovetti “appioppare” una di quelle che parlava solo di cemento e piastrelle…tempo 1 minuto e mi stavo addormentando.
La seconda invece fu da un geometra e durante un “acceso dibattito”, anche lì arrivò il colpo di sonnolenza per tutti e 2.
Capii così che l’edilizia non era il mio forte e che era ora di prendere un’altra direzione, di fare qualcosa che mi stimolasse.
Affascinato da vari comici televisivi (ma consapevole che quel mondo non era alla mia portata) ero anche dell’idea di voler provare un’esperienza lavorativa a contatto con i bambini (tipo asilo nido o altro dove poter mettere a frutto il mio animo da “Peter Pan”), ma senza un titolo di studio specifico ero “bloccato”.
Per questo ho ritenuto che la scelta dell’animatore nei villaggi turistici sarebbe potuta essere adatta a me, perché avrei potuto unire le due cose (di giorno lavorare con i bambini e la sera far parte degli spettacoli) e così è stato.
                                                                                                                    

Il parere dei genitori          
Beh…diciamo che inizialmente non appoggiavano molto la mia decisione, esprimendosi con frasi del tipo “cosa vai a fare?!”…“che lavoro è?!”…”cosa impari?!”.
Pensieri che poi però pian piano son cambiati, tant’è che oggi mia mamma mi chiama Sandokan.

Si parte
Comincio così a spedire vari Curriculum via mail, fino a quando un’agenzia mi invita ad una selezione a cui poco dopo partecipo e supero.
Passano pochi mesi e parto per la mia nuova avventura in Egitto.
L’impatto fu strano, perché mi sentivo sperduto e goffo come se fossi su un altro pianeta…tipo l’extraterrestre ET.
Poi invece ricordo che quando venne la fine della prima settimana, durante i saluti agli ospiti che tornavano a casa, mi dovetti nascondere dietro a un autobus per fare spazio ad  “una lacrima sul viso” (come dice il mio amico Bobby Solo), perché era la prima volta che “sentivo ripagato” il mio lavoro e ciò mi fece sentire “utile a qualcosa”.                                       

Chimica lavorativa
Con il passare del tempo ho cominciato a capire che ero sulla strada giusta, perché “il mondo” di cui adesso facevo parte cominciava a coinvolgermi e appassionarmi sempre di più (grazie anche ai riscontri positivi che man mano crescevano).
Ho appreso e valorizzato gli aspetti principi di questo lavoro, ossia “potersi allenare come in una palestra” e “fare esperimenti come in un laboratorio”.
Per questo, ancora oggi provo per questo lavoro “quell’effetto chimica” come in una storia d’amore (un po’ come nei romanzi Harmony).

Il mito dell’animatore latin lover
Beh, generalmente la figura dell’animatore viene vista come un super eroe dell’amore, il Rocco Siffredi della vacanza,l’uomo che non può chiedere mai e che ha fatto piangere e innamorare di sè milioni di turiste.
Per quanto mi riguarda, certo che ho conquistato diverse “terre femminili”(come direbbe Cristoforo Colombo) ma è vero anche che spesso mi sono ritrovato nella situazione in cui io ero la parte “più cotta” (manifestandola con pianti isterici, regali, lettere e mail con frasi d’amore).
Aspetto di cui ovviamente non mi vergogno, ma che però (come direbbe il mio amico “Dome”) non fa di me certamente “Il duro del Roadhouse”                                     

L’idea del teatro
Man mano che passa il tempo, nasce in me l’idea di provare ad affrontare una scuola di teatro per migliorare, apprendere tecniche e vedere a cosa “mi avrebbe potuto portare”.
Dopo una lunga ricerca però, ho le idee confuse e dato che non ho un consigliere, decido di lasciare stare e di cercare di sfruttare al meglio le possibilità che mi può offrire il villaggio (anche se ancora oggi è un mio “pallino”).

L’esperienza radiofonica
Dopo poco più di un anno, tramite un mio ex Capo Villaggio (Giuliano), ho avuto la fortuna di conoscere Andrea Catavolo (conduttore radiofonico del programma comico l ”Andrea Catavolo Show” in onda su Radio Studio Più).
Grazie a lui ho potuto vivere una bellissima e inaspettata esperienza radiofonica per diversi anni, insieme anche a Ugo Palmisano (la storica spalla di Andrea) e il mio grande amico Domenico.
Peccato che questa favola stile Cenerentola non si è tramutata in un qualcosa di più, però mai dire mai.

Oggi                         
Ritengo di essere “un ragazzo fortunato” (come dice Jovanotti) perché ho la fortuna di fare un lavoro che mi piace, mentre per quanto riguarda il futuro (come dice un famoso film di Fantozzi) “io, speriamo che me la cavo”.

Achille Ferrari



       



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